GROSSI: I FONDI DEL “SALVA BORGHI” NON BASTANO

Sindaci lomellini critici verso la nuova legge: «Non sono previsti stanziamenti per strade, assunzioni e sicurezza»

Da LA PROVINCIA PAVESE
di Sandro Barberis

MORTARA. In Lomellina solo 10 centri su 50 hanno più di 5mila abitanti. Ma la legge salva borghi, approvata una settimana fa dal Governo, non raccoglie favori. In una pianura frammentata in tanti piccoli municipi e in una miriade di strade secondarie di collegamento, infatti, le priorità per molti primi cittadini sono altre. Le loro comunità hanno bisogno sopratutto d’altro rispetto a quello indicato nella “salva borghi”. Il decreto porta in dotazione un fondo da 100 milioni che serve a finanziare investimenti: 10 milioni di euro per l’anno 2017, e 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023. Le priorità individuate sono la sistemazione di case cantoniere e stazioni, il recupero dei centri storici, la diffusione della banda ultralarga, il decentramento tramite convenzioni con le Poste per il pagamento delle tasse, la presenza di edicole, la produzione agroalimentare a chilometro zero, l’intesa per realizzare film nei borghi e l’istituzione di centri multifunzionali. «Credo che lo Stato dovrebbe lasciare più risorse ai Comuni invece di toglierci anche il respiro. Facciamo funzionare e rispettiamo le leggi che già sono in essere, invece tutti i giorni sfornano leggi e creano solo confusione – dice il sindaco di Ottobiano Serafino Carnia -. Per quanto riguarda la Lomellina, credo proprio che non potrà usufruire di un bel nulla. Che a Roma si preoccupino di creare condizioni per creare occupazione e di abbassare il costo del lavoro, che poi i giornali e i film li andiamo a comprare e vedere dove vogliamo. Non abbiamo le risorse per la sicurezza, abbiamo una carenza di personale incredibile e in parlamento pensano ai prodotti a chilometro zero oppure di darci la possibilità di pagare le tasse anche dal salumiere: è imbarazzante».

«Sono interessanti alcuni punti della legge, come il recupero dei borghi storici, come potrebbe essere quello di Breme – aggiunge il primo cittadino di Breme Francesco Berzero -. Però le esigenze dei cittadini sono per lo più altre. Penso alle strade da asfaltare, al sociale e alla sicurezza: per quello lo Stato dovrebbe darci e permetterci di spendere di più». «Erano già uscite leggi simili in passato, bisogna poi sempre vedere quanti fondi arrivano», aggiunge la prima cittadina di Galliavola Loredana Longo.

Ma c’è anche chi giudica positivamente il decreto approvato dal parlamento e proposto dal governo Gentiloni: «Ero al corrente di questa proposta quando ancora non era al Senato – spiega il sindaco di Sant’Angelo Matteo Grossi -. Oggi è legge e ne sono contento. L’Italia è fatta di piccoli Comuni, ce ne sono tantissimi. Mi sembra una legge che va nella direzione opposta a quella proposta che invece vuole la fusione dei piccoli centri. Sono favorevole allo stanziamento di risorse per i Comuni. Sant’Angelo parteciperà ai bandi in quanto ha locali e altri patrimoni da tutelare».