L’ottuagenaria rivoltosa che ha riottenuto gli orari dell’autobus –
Quella che all’inizio poteva sembrare la classica protesta destinata a spegnersi nel cortile di casa si è rivelata invece una lezione di civiltà. A Montegrotto Terme, in provincia di Padova, una donna di ottantotto anni ha avuto la lucidità e la fermezza di opporsi a una scelta presentata come progresso ma che, nei fatti, escludeva una parte considerevole della popolazione: fermate degli autobus prive di orari leggibili, sostituiti da un freddo Qr code. Una modernità funzionale unicamente per quanti sono già dentro al nuovo mondo, quello digitale. Dopo settimane di ripetute segnalazioni a tutti gli uffici competenti (Regione Veneto inclusa), la signora ha finalmente ottenuto che sulle paline venissero ripristinati gli orari cartacei, non soltanto lì ma in tutta Italia.
Il punto non è certo quello di rifiutare la tecnologia, perché è giusto accompagnare la digitalizzazione e vivere oggi ciò che ieri chiamavamo futuro. E’ però profondamente sbagliato uscire dal passato con una sterzata brusca, come se tutto ciò che non è digitale sia ormai un intralcio da eliminare. Chi resta indietro deve poter vivere il presente senza ostacoli aggiuntivi. Quando esclude, l’innovazione smette di essere davvero tale e il presunto risparmio di carta si rivela una scelta miope, perché l’esclusione costa sempre più di qualche stampata in più. Ogni cambiamento dovrebbe avvenire in modo graduale: vale per gli orari degli autobus, per i servizi bancari soltanto online, per i referti medici accessibili esclusivamente per mezzo di applicazioni digitali, per la pubblica amministrazione che confonde la semplificazione con l’eliminazione delle alternative.
Lo stesso schema lo ritroviamo infatti in Poste Italiane. Una grande azienda pubblica che negli anni ha assunto sempre più l’aspetto di una palestra: ne esci stremato. Il portalettere, quando passa a domicilio (il che non è affatto scontato) spesso non suona nemmeno il campanello. Lascia un avviso e ti invita a fare movimento: devi essere tu a ritirare la raccomandata. Un disagio che colpisce gli anziani, ma anche chi semplicemente durante il giorno lavora. Un servizio che un tempo era un’eccellenza si è insomma trasformato in un circuito ginnico. E la domanda è semplice: perché dev’essere il cittadino a supplire alle inefficienze di chi dovrebbe servirlo?
Non va meglio allo sportello. Gli anziani fanno la fila per decine di minuti, spesso più di un’ora, non perché manchi il lavoro postale ma perché le priorità sono cambiate. Oggi chi sta dietro al bancone è spinto a venderti qualsiasi cosa: conti correnti, polizze, mutui, luce, gas, telefonia. Il disbrigo della posta è ormai un dettaglio. Il risultato è che chi deve riscuotere una pensione o spedire un documento diventa un intralcio commerciale. Anche questa è modernizzazione? O è semplicemente l’aver dimenticato la funzione originaria di un servizio pubblico?
La vicenda dell’anziana signora di Montegrotto Terme dimostra che le regole non sono intoccabili tavole della legge. Una persona determinata può riuscire a esercitare la necessaria pressione su Regione e Stato, quando sembrano incapaci di correggere storture evidenti. Servono chiarezza di idee, ostinazione e razionalità, qualità che troppo spesso scarseggiano proprio in chi governa. Lasciamo perdere le grandi riforme annunciate in conferenza stampa: a volte è sufficiente guardare la realtà, capire chi resta escluso e avere il coraggio di dire che così non va, insistendo affinché chi decide sia costretto ad ascoltare. In questo caso è accaduto. Ed è una notizia che dovrebbe far riflettere più di un politico.
Matteo Grossi
Scritto per La Ragione