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LA SINDROME DI AMAZON

Come la velocità ha trasformato l’attesa in un problema –

C’è una nuova impazienza che caratterizza il nostro tempo. Potremmo chiamarla “sindrome di Amazon”. Non è una malattia, naturalmente, ma un’abitudine mentale che si è insinuata nella vita quotidiana: l’incapacità di aspettare.
Si acquista un paio di scarpe online. Il sito comunica che la consegna arriverà domani. Informazione chiara, precisa, rassicurante. Tuttavia, basta sentire un rumore provenire dalla strada, il motore di un furgone che rallenta, il campanello del vicino, e subito si alza lo sguardo. Sarà il corriere? Sarà arrivato in anticipo? Lo sappiamo che il pacco non è previsto per oggi, ma non riusciamo a sottrarci all’attesa dell’immediato.
Il punto non è Amazon. Amazon è semplicemente il simbolo più evidente di una rivoluzione più ampia. Abbiamo costruito un mondo in cui tutto deve essere disponibile subito. Un clic e l’ordine è fatto. Un altro clic e si segue il percorso del pacco. Un’applicazione informa in tempo reale sulla posizione del corriere. L’attesa, un tempo parte naturale di qualsiasi acquisto, è diventata un fastidio da eliminare.
Eppure – non molti anni fa –  le cose funzionavano diversamente. Si decideva di comprare un paio di scarpe e si usciva di casa. Si raggiungeva il negozio, si cercava il modello desiderato, si verificava che ci fosse il numero giusto, si provavano le scarpe, si passava alla cassa e si tornava a casa. Nessuno considerava quel tempo una perdita. Era semplicemente il tempo necessario.
Prima si sapeva aspettare perché non si conosceva la velocità. Non esisteva il confronto con un sistema capace di soddisfare ogni desiderio quasi istantaneamente. Oggi, invece, ciò che arriva domani sembra già in ritardo. E ciò che arriva tra una settimana appare intollerabilmente lontano.
Abbiamo guadagnato comodità, e sarebbe sciocco negarlo. Sicché, acquistare dal divano è spesso più semplice ed economico, il progresso serve esattamente a questo: a ridurre tempi e complicazioni. Ma ogni conquista porta con sé qualche conseguenza inattesa.
La conseguenza più evidente è che l’attesa non è più considerata una componente normale della vita. È diventata un’anomalia. Ci infastidisce aspettare una risposta, una consegna, una pratica amministrativa, perfino una conversazione. Tutto deve avvenire subito, perché tutto ormai sembra poter avvenire subito.
La sindrome di Amazon non riguarda i pacchi. Riguarda noi. Riguarda una società che ha trasformato la velocità da opportunità a pretesa. E quando la velocità diventa una pretesa, qualsiasi ritardo, anche minimo, viene vissuto come un torto.
Non siamo mai stati serviti così rapidamente e, nello stesso tempo, non siamo mai stati così impazienti. Più il mondo corre, meno siamo disposti ad aspettare. E così finiamo per controllare dalla finestra se il corriere sia arrivato, anche quando sappiamo perfettamente che arriverà domani.

Matteo Grossi