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LE REGOLE E LE CONVENIENZE

In politica, i principi sono una cosa seria. Almeno finché non diventano scomodi. Allora si scopre che erano discutibili, che i tempi sono cambiati, che occorre adeguarsi. Naturalmente tutto può essere vero. Ma sarebbe interessante sapere perché il cambiamento arrivi sempre quando cambia la convenienza. Per anni, nel centrodestra, la regola era elementare. Il presidente del Consiglio spettava al partito che avesse preso più voti nella coalizione. Berlusconi la sosteneva con convinzione, quando Forza Italia era il primo partito. Poi Fratelli d’Italia cominciò a crescere e il Cavaliere, che non era uomo da trascurare i rapporti di forza, suggerì di affidare la scelta del premier ai parlamentari eletti. Meloni, invece, difese la regola. Se FdI avesse preso un voto in più, disse, il nome sarebbe stato il suo. I voti arrivarono e lei andò a Palazzo Chigi. Fin qui, tutto regolare.
Adesso, però, il centrodestra cambia sistema. La nuova legge elettorale prevede che il candidato premier sia indicato nel programma depositato con le liste e che tutti i partiti della coalizione concordino sullo stesso nome. Non sarà più il risultato delle urne a stabilire chi abbia diritto a guidare la coalizione. La decisione verrà presa prima. Si può fare? Certamente. Una maggioranza parlamentare ha il diritto di cambiare le leggi, anche quelle che ieri difendeva. Ma il diritto di cambiare non esonera dal dovere di spiegare. E soprattutto non cancella la memoria di ciò che si sosteneva fino al giorno prima. Il punto non è che i politici cambino idea. Sarebbe persino auspicabile, quando si accorgono di aver sbagliato. Il punto è capire se abbiano cambiato idea oppure soltanto interesse. Le regole servono proprio a questo: a impedire che ciascuno le aggiusti secondo la propria convenienza. Se valgono quando si vince e si modificano quando potrebbero favorire qualcun altro, non sono principi. Sono espedienti. E gli espedienti, in politica, non mancano mai.
Quello che manca, talvolta, è il pudore di chiamarli con il loro nome.

Matteo Grossi