Eu Inc. è il 28esimo regime societario europeo –
Non esiste un mercato unico in Europa se per fare impresa bisogna attraversare 27 labirinti giuridici diversi. Possiamo abbattere le frontiere per le merci, armonizzare gli standard, parlare di libera circolazione quanto vogliamo; ma se un imprenditore deve riformare la propria azienda ogni volta che cambia Paese, allora quel mercato è unico solo sulla carta. La proposta della Commissione europea sul cosiddetto Eu Inc. – il 28esimo regime societario – parte esattamente da qui. Non è un attacco alle sovranità nazionali né un tentativo di uniformare tutto. È più semplicemente l’introduzione di una libertà in più: quella di poter essere impresa europea fin dall’inizio, senza dover diventare esperti di diritto societario comparato o clienti permanenti di studi legali in mezza Europa.
Ed è proprio questo il punto liberale della questione. Non si tratta di costruire nuove regole per tutti, ma di offrire una scelta. Chi vuole continuare a rimanere dentro i modelli nazionali potrà farlo; chi invece ha una vocazione transnazionale – e oggi accade sempre più spesso – potrà scegliere una forma giuridica unica, chiara e direttamente applicabile. Un regolamento, non una di-rettiva: ovvero certezza del diritto, immediata e identica in tutto il continente europeo. Per anni abbiamo raccontato ai giovani imprenditori che il loro orizzonte naturale era l’Europa. Poi li abbiamo costretti a fare i conti con i sistemi fiscali divergenti, burocrazie incompatibili, tempi amministrativi imprevedibili, con il risultato che molti hanno scelto scorciatoie fuori dal continente oppure hanno ridimensionato le proprie ambizioni. Non per mancanza di idee o capitali, ma per eccesso di ostacoli.
In questo senso Eu Inc. è un atto di realismo. Non risolve tutto, sarebbe ingenuo pensarlo: le differenze fiscali restano, così come le questioni legate al diritto del lavoro e alla governance. Ma introduce un principio diverso: l’Europa non dev’essere solo uno spazio dove si commercia, deve diventare un luogo dove si può nascere, crescere e competere come impresa senza dover continuamente cambiar pelle.
Vi è poi un altro elemento, meno discusso ma altrettanto rilevante. In un mondo in cui le grandi economie si muovono con velocità e dimensioni continentali, frammentare ulteriormente il tessuto imprenditoriale europeo è un lusso che non possiamo più permetterci. Se vogliamo che le nostre imprese (una volta superata la fase iniziale di startup) non restino intrappolate in una dimensione troppo piccola o finiscano per essere assorbite da operatori esteri, dobbiamo offrire loro un ecosistema coerente poiché la crescita è una questione non solo di capitale o talento ma soprattutto di contesto. E senza un contesto che accompagni lo sviluppo, anche le idee migliori rischiano di fermarsi prima di diventare grandi imprese.
Le obiezioni non si faranno attendere e il rischio di arbitraggio normativo, le tutele dei lavoratori, il rapporto con i sistemi nazionali sono nodi veri che il Parlamento europeo dovrà affrontare con serietà. Sarebbe però un errore usare queste complessità come alibi per non fare nulla, perché l’alterativa non è la perfezione bensì lo status quo, un’Europa che continua a dirsi unita mentre – nei fatti – resta divisa proprio dove conta di più.
Non bisogna avere dubbi: la possibilità di scelta, meno barriere inutili, maggiore certezza del diritto sono sempre un passo avanti. Ed Eu Inc. va esattamente in questa direzione. Non cancella, semmai aggiunge. E in quell’aggiunta c’è un’idea di Europa che smette di complicare la vita a chi crea valore e inizia, finalmente, ad accompagnarlo.
Matteo Grossi
Scritto per La Ragione