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	<title>Libri Archivi - matteogrossi.eu</title>
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	<description>Candidato con Letizia Moratti</description>
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	<title>Libri Archivi - matteogrossi.eu</title>
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		<title>BEFFA PER ONESTI E CONTRIBUENTI</title>
		<link>https://matteogrossi.eu/beffa-per-onesti-e-contribuenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 10:19:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Ragione]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le multe mai pagate per la violazione delle quote &#8211; Ha il sapore di un déjà vu ritrovare nella nuova legge di bilancio l&#8217;ennesima riedizione della vicenda delle quote latte. Sconti, dilazioni, agevolazioni, aperture agli eredi: una pratica ampiamente riconosciuta che non riguarda l&#8217;economia produttiva ma l&#8217;arte tutta nazionale di non chiudere mai i conti.&#8230;&#160;<a href="https://matteogrossi.eu/beffa-per-onesti-e-contribuenti/" rel="bookmark"><span class="screen-reader-text">BEFFA PER ONESTI E CONTRIBUENTI</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Le multe mai pagate per la violazione delle quote &#8211;</i></p>
<p>Ha il sapore di un déjà vu ritrovare nella nuova legge di bilancio l&#8217;ennesima riedizione della vicenda delle quote latte. Sconti, dilazioni, agevolazioni, aperture agli eredi: una pratica ampiamente riconosciuta che non riguarda l&#8217;economia produttiva ma l&#8217;arte tutta nazionale di non chiudere mai i conti. Questa storia affonda le radici negli anni Ottanta, quando l&#8217;Europa introdusse le quote per arginare le eccedenze e stabilizzare i prezzi. Funzionò ovunque, tranne che nel nostro Paese. Dal 1995 al 2009 l&#8217;Italia superò sistematicamente il tetto produttivo, accumulando miliardi di euro di sanzioni che lo Stato versò a Bruxelles senza poi riuscire &#8211; o forse senza volerlo davvero &#8211; a recuperare con efficacia quanto dovuto dagli allevatori che avevano prodotto oltre quota. Stando alla Corte di Giustizia dell&#8217;Unione Europea, l&#8217;Italia non aveva predisposto strumenti adeguati a riscuotere e aveva finito per trasformare un obbligo individuale in un debito collettivo. Più di un miliardo di euro non era mai rientrato. Un regalo forzoso dei contribuenti a una minoranza di trasgressori. Minoranza, appunto. Perché nel racconto politico si dimentica spesso che la maggior parte dei circa 36mila allevatori italiani rispettò le regole, comprando o affittando quote e sostenendo costi reali per rimanere nella legalità. Eppure nella narrazione pubblica i virtuosi sono scomparsi, mentre i furbi sono diventati &#8216;vittime del sistema&#8217;. Un rovesciamento morale &#8211; se vogliamo &#8211; che dice molto di come funziona il consenso nel Belpaese.<br />
Qui entra in scena la Lega, soprattutto nella sua declinazione lombardo-veneta. Negli anni Novanta le quote latte diventarono un simbolo politico, una bandiera da sventolare contro Roma e contro Bruxelles. Le proteste con i trattori, i bidoni di latte rovesciati e i blocchi stradali in Veneto e Lombardia non furono solamente manifestazioni agricole, ma posero le basi di una costruzione politica destinata a durare. Non è un caso che nel 2008 il ministro dell&#8217;Agricoltura fosse Luca Zaia (espressione della Liga Veneta) e che in quegli anni si moltiplicassero interventi legislativi e amministrativi per so-spendere, rateizzare, rivedere le cartelle esattoriali. Ogni tentativo di chiudere definitivamente la partita veniva rinviato e politicizzato.<br />
Le quote latte divennero così un serbatoio di consenso permanente, una rendita elettorale costruita sull&#8217;idea che rispettare le regole fosse opzionale, se si è abbastanza numerosi e rumorosi.<br />
Oggi, a distanza di trent&#8217;anni, quella storia ritorna nella legge di bilancio come un residuato bellico che nessuno ha il coraggio di disinnescare per davvero. Si riconosce tacitamente che quei quattrini non torneranno mai e allora si preferisce disciplinare l&#8217;insoluto dal punto di vista normativo, trasformando il mancato pagamento in una condizione quasi ereditaria. È il trionfo dell&#8217;eccezione che muta in sistema.<br />
Confondere interesse nazionale e rendita di posizione significa trasformare la difesa delle regole in tutela dei privilegi di pochi. L&#8217;assurdità è che le stesse forze politiche che invocano il rigore quando si parla di welfare o di spesa sociale diventano improvvisamente comprensive quando si tratta di sanare vecchie violazioni &#8216;amiche&#8217;. E così non stupisce che gli stessi ambienti politici siano oggi in prima linea nel bloccare accordi commerciali come il Mercosur, invocando la difesa dell&#8217;interesse nazionale, mentre in realtà difendono assetti protetti e rendite consolidate.<br />
Il filo conduttore rimane sempre lo stesso: la concorrenza va bene finché riguarda gli altri. E nulla è più definitivo del provvisorio, soprattutto quando conviene.</p>
<p><strong>Matteo Grossi</strong><br />
<em>Scritto per La Ragione</em></p>
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		<title>IL FUMO E LA TASSA SUI POVERI</title>
		<link>https://matteogrossi.eu/il-fumo-e-la-tassa-sui-poveri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 21:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Comune]]></category>
		<category><![CDATA[La Ragione]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo Stato che depreca con forza e incassa con gioia &#8211;  Nel nostro Paese le cattive abitudini godono di ottima salute, soprattutto quando possono essere tassate. Da peccato privato, il vizio diventa improvvisamente una risorsa pubblica. Così il fumatore &#8211; figura un tempo romantica e oggi patologica &#8211; viene promosso a contribuente speciale perché non&#8230;&#160;<a href="https://matteogrossi.eu/il-fumo-e-la-tassa-sui-poveri/" rel="bookmark"><span class="screen-reader-text">IL FUMO E LA TASSA SUI POVERI</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lo Stato che depreca con forza e incassa con gioia &#8211; </em></p>
<p>Nel nostro Paese le cattive abitudini godono di ottima salute, soprattutto quando possono essere tassate. Da peccato privato, il vizio diventa improvvisamente una risorsa pubblica. Così il fumatore &#8211; figura un tempo romantica e oggi patologica &#8211; viene promosso a contribuente speciale perché non paga solamente le imposte, ma le espia.<br />
Entra nel vivo la raccolta di firme per aumentare di 5 euro il prezzo dei pacchetti di sigarette e dei prodotti da fumo. Promossa dall&#8217;Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Airc, Fondazione Aiom e Fondazione Veronesi, la campagna &#8211; di cui molto si è discusso nei mesi passati &#8211; è da venerdì scorso operativa: tutti i cittadini maggiorenni possono infatti firmare sulla piattaforma del Ministero della Giustizia utilizzando lo Spid, la carta di identità elettronica o la Carta nazionale dei servizi. In un&#8217;ora sono state raccolte 8mila firme, pari al 16% del quorum di 50mila richiesto per la presentazione della proposta di legge al Parlamento, che poi sarà chiamato a discuterla.<br />
L&#8217;obiettivo è animato da un intento nobile, come tutti gli intenti che non si sporcano con le conseguenze. Ridurre il fumo, salvare vite, alleggerire i reparti oncologici. Tutto giusto. Talmente giusto da rendere superflua ogni riflessione sui mezzi. In Italia, quando il fine è virtuoso, il mezzo diventa automaticamente fiscale. Motivo per cui osservo la scena con una certa perplessità, come si guarda un medico che cura l&#8217;obesità snellendo il portafoglio del paziente. Non perché io ami il fumo, ma perché non ci si fida dello Stato quando all&#8217;improvviso si scopre educatore. Soprattutto se a colpi di accise.<br />
Se lo Stato ritiene il fumo così intollerabile da doverlo scoraggiare con una punizione economica, dovrebbe avere il coraggio di vietarlo. Ma vietare è impopolare e provoca reazioni e curiosità, tassare è più elegante e fa cassa. E il bilancio &#8211; lo sappiamo tutti &#8211; non si governa con i principi ma con i numeri.<br />
Cinque euro in più a pacchetto non sono un consiglio sanitario: sono una multa preventiva che colpisce, più di tutti, chi fuma perché è povero, non chi è povero perché fuma. Il professionista continuerà a scegliere la sua marca con aria colta; l&#8217;operaio farà due conti, forse passerà al contrabbando, forse rinuncerà ad altro. In ogni caso la sua salute resterà una questione privata, la sua tassa invece sarà pubblica. Vi è poi un&#8217;ipocrisia da leggere tra una fumata e l&#8217;altra: lo Stato ammonisce, incassa e si congratula con sé stesso. Se i fumatori smettessero per davvero il buco di bilancio sarebbe immediato, il che invita a pensare che il vizio &#8211; purché controllato &#8211; non sia poi così sgradito. Il fumo fa male sì, ma non abbastanza da rinunciare al gettito. E poi informare costa fatica, educare richiede tempo, responsabilizzare implica fiducia negli individui. Tassare invece è rapido, impersonale e moralmente rassicurante: chi paga ha torto, chi incassa ha ragione.<br />
Si dice che aumentando il prezzo si ridurrebbe il consumo. E&#8217; possibile. Ma si riduce anche la coerenza, perché uno Stato che combatte un vizio lucrandoci sopra non è un educatore ma un socio. Vien da notare che in Italia non si corregge il cittadino, ma il suo comportamento fiscale. La salute serve soltanto da pretesto, il vero scopo è il portafoglio. Così il fumatore, considerato colpevole di debolezza umana, continua a sostenere un sistema che lo disprezza, lo sanziona e allo stesso tempo lo ringrazia.</p>
<p><strong>Matteo Grossi</strong><br />
<em>Scritto per La Ragione</em></p>
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		<title>PARLAMENTARI E CUOCHI</title>
		<link>https://matteogrossi.eu/parlamentari-e-cuochi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 22:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Comune]]></category>
		<category><![CDATA[La Ragione]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più gente in cucina per far mangiare meno persone ha un sapore amaro &#8211;  In un vecchio film del 1973, &#8220;La grande abbuffata&#8221; di Marco Ferreri, si racconta non come si possa mangiare troppo ma come si possa decidere di morire di troppo cibo. Il motore della storia non è l&#8217;eccesso accidentale bensì un appuntamento&#8230;&#160;<a href="https://matteogrossi.eu/parlamentari-e-cuochi/" rel="bookmark"><span class="screen-reader-text">PARLAMENTARI E CUOCHI</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Più gente in cucina per far mangiare meno persone ha un sapore amaro &#8211; </em></p>
<p>In un vecchio film del 1973, &#8220;La grande abbuffata&#8221; di Marco Ferreri, si racconta non come si possa mangiare troppo ma come si possa decidere di morire di troppo cibo. Il motore della storia non è l&#8217;eccesso accidentale bensì un appuntamento consapevole con la fine, consumata tra portate sempre più elaborate e sempre meno necessarie. Non parla di politica, ma come spesso accade il cinema arriva dove il dibattito pubblico si arresta. E centra un punto essenziale: quando il senso del limite viene abbandonato, non si produce abbandono ma si prepara il degrado.<br />
Oggi quella storia sembra trovare una versione istituzionale dentro il Parlamento italiano, dove una società partecipata cresce, assume, si allarga e soprattutto cucina. Molto, forse troppo. A Montecitorio opera infatti CD-Servizi Spa, società in house partecipata integralmente dalla Camera dei deputati e nata con l&#8217;obiettivo dichiarato di &#8216;razionalizzare&#8217;. Parola che nella Pubblica amministrazione indica quasi sempre l&#8217;inizio del contrario. Doveva ridurre i costi, sostituire i privati, semplificare. Ha prodotto appetito. Più personale, più ruoli, più spesa. Con metodo, va detto. Tanto che il piano di gestione della società per il 2026 segnala, con linguaggio impeccabile, che «nel 2025 la cucina per i deputati è stata limitata da una carenza importante: quella di &#8220;personale addetto al lavaggio delle verdure&#8221;». Non è satira: è un documento ufficiale.<br />
Nel frattempo arrivano 96 nuovi addetti ai cosiddetti &#8220;servizi di supporto operativo&#8221;, figure che accompagnano, segnalano, spostano sedie, accendono e spengono microfoni. Il Parlamento ha perso deputati e senatori ma ha guadagnato personale. In sostanza, abbiamo ridotto il numero di chi parla e aumentato quanti regolano il volume. Una riforma coerente, se si pensa che il silenzio è sempre stato considerato una virtù civica.<br />
Il cuore della vita parlamentare oggi non sembra più essere l&#8217;Aula ma la cucina. Lì l&#8217;ambizione è alta: sono richieste stagionalità, coltivazioni a chilometro zero, filiere territoriali, soddisfazione della clientela. Clientela, appunto. Non cittadini, non elettori. Clienti. Con tanto di sconti serali per portare a casa la cena. Anche il potere, come il cibo avanzato, non si butta via. La grande abbuffata in versione d&#8217;asporto, senza sensi di colpa.<br />
Le spese sostenute dalla Camera dei deputati per la ristorazione e il personale addetto quest&#8217;anno supereranno i 4 milioni di euro e promettono di crescere ulteriormente. Si assumono cuochi, poi aiutanti per le pulizie che consentano ai cuochi di lavorare al meglio, quindi addetti per migliorare la presentazione dei piatti. Tutto molto curato. Come nei ristoranti eleganti, dove il conto arriva dopo, quando ormai è inutile protestare.<br />
A fare opposizione dovrebbero essere quelli che promettevano di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, gli stessi che hanno voluto il taglio dei parlamentari, venduto all&#8217;epoca come una necessaria e urgente rivoluzione morale. Il risultato è stato immediato: meno eletti, minore rappresentanza territoriale (errore grave e difficilmente reversibile) e più personale non eletto dentro il Palazzo. In compenso si è guadagnato più spazio per stare comodi mentre si mangia. Meno politica, più apparato. Meno voce ai cittadini, più voci in cucina.<br />
Non è una questione di privilegi (parola comoda per evitare il punto): è una questione di proporzioni. E prima ancora di libertà, che non cresce con il numero dei lavapiatti né con l&#8217;eleganza dell&#8217;impiattamento. Cresce con istituzioni che rappresentano, decidono e rispondono. Qui si è scelto di dimagrire dove serviva forza e di ingrassare dove sarebbe bastata sobrietà. La politica che taglia sé stessa per poi circondarsi di personale di contorno non è austera: è incoerente. Predica austerità e investe nella mise en place. Riduce i rappresentanti e moltiplica l&#8217;apparato.<br />
&#8220;La grande abbuffata&#8221; finiva male. Vale anche per le istituzioni. Perché quando la misura scompare, la buona politica non viene servita. E nessuna cucina, per quanto raffinata, può sostituire il Parlamento.</p>
<p><strong>Matteo Grossi</strong><br />
<em>Scritto per La Ragione</em></p>
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		<title>RICERCATORI ITALIANI DI SUCCESSO</title>
		<link>https://matteogrossi.eu/ricercatori-italiani-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 20:22:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Ragione]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti di loro si trovano all&#8217;estero e in sistemi più votati all&#8217;innovazione &#8211;  In questi giorni il Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) ha annunciato l&#8217;assegnazione di 728 milioni di euro a 349 ricercatori impegnati in progetti d&#8217;eccellenza in 25 Paesi , europei. Un investimento massiccio nella ricerca di base: quella libera e rischiosa, che non&#8230;&#160;<a href="https://matteogrossi.eu/ricercatori-italiani-di-successo/" rel="bookmark"><span class="screen-reader-text">RICERCATORI ITALIANI DI SUCCESSO</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Molti di loro si trovano all&#8217;estero e in sistemi più votati all&#8217;innovazione &#8211; </em></p>
<p>In questi giorni il Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) ha annunciato l&#8217;assegnazione di 728 milioni di euro a 349 ricercatori impegnati in progetti d&#8217;eccellenza in 25 Paesi , europei. Un investimento massiccio nella ricerca di base: quella libera e rischiosa, che non promette ritorni nell&#8217;immediato ma che storicamente ha generato alcune delle più grandi rivoluzioni tecnologiche e scientifiche del XX e XXI secolo.<br />
Sembra che, in un&#8217;epoca dominata da una forma di doppio monopolio tecnologico di Stati Uniti e Cina, l&#8217;Unione Europea non rinunci a puntare su idee e menti brillanti. E in questo campo l&#8217;Italia (per quanto spesso sottovalutata) non soltanto partecipa, ma primeggia. Il nostro Paese si colloca al settimo posto per progetti ospitati sul territorio nazionale, con 17 sedi di ricerca premiate dall&#8217;Erc. Un piazzamento che potrebbe sembrare modesto se confrontato con Regno Unito, Germania e Paesi Bassi. Tuttavia, se si guarda alla nazionalità dei singoli vincitori, la prospettiva cambia decisamente poiché i ricercatori italiani sono il secondo gruppo più numeroso tra i premiati, con 37 connazionali selezionati, preceduti solamente dai tedeschi (48) e davanti ai britannici (33). Ed è qui che emerge la vera grandezza, per il fatto che gli italiani conquistano risultati eccellenti indipendentemente dal luogo in cui lavorano. Molti dei nostri migliori talenti oggi operano fuori dai confini nazionali: un fenomeno a volte descritto come &#8220;fuga dei cervelli&#8221; ma che sarebbe più corretto definire esportazione di valore aggiunto a causa di un contesto interno meno competitivo.<br />
Fra i progetti finanziati si trovano studi che spaziano dalla salute mentale all&#8217; immunologia, passando per la fisica quantitativa e l&#8217;ingegneria avanzata. E ancora: dalla dinamica delle reti neurali ai meccanismi di risposta del sistema immunitario, finanche alle frontiere della sismologia. Questi non sono temi marginali ma sfide critiche del nostro tempo &#8211; dalla comprensione dei disturbi psichiatrici alla lotta alle malattie croniche &#8211; e sono affidati a menti italiane fidate della comunità scientifica internazionale.<br />
La nostra presenza nella classifica del Consiglio Europeo della Ricerca ci rivela due cose. Primo, che siamo ben capaci di competere ai massimi livelli globali, tanto che i nostri ricercatori convincono comitati internazionali a finanziare le loro idee, spesso davanti a candidature di gruppi di altri Paesi con un quadro nazionale più agevole. Secondo, che il talento italiano è mobile e ambizioso, ma la realtà nazionale &#8211; finanziariamente e strutturalmente &#8211; spesso non è la migliore possibile. Questo dev&#8217;essere interpretato non come una resa ma come un richiamo a investire di più nel nostro sistema, per trattenere e attrarre chi può contribuire in misura maggiore. Perché un Paese che ispira i migliori a restare è un Paese che vince nel lungo periodo.<br />
Nel mezzo della competizione globale per l&#8217;innovazione, l&#8217;Europa conferma con questi 728 milioni che scommettere sulla ricerca di frontiera paga, socialmente e anche strategicamente. E l&#8217;Italia, pur con tutte le sue contraddizioni, seguita a essere protagonista e non semplice spettatrice. Se sapremo ascoltare questa realtà con lungimiranza &#8211; investendo in infrastrutture, condizioni salariali performanti, percorsi stabili per chi ricerca &#8211; allora potremo tradurre più vittorie individuali in un vantaggio collettivo e duraturo. Perché a conti fatti la ricerca non è un costo ma la radice invisibile delle industrie di domani, delle cure di domani, delle tecnologie di domani.</p>
<p><strong>Matteo Grossi</strong><br />
<em>Scritto per La Ragione</em></p>
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		<title>Cercasi Stato disperatamente &#8211; Male Edizioni</title>
		<link>https://matteogrossi.eu/cercasi-stato-disperatamente-male-edizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2024 05:04:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Dall’Italia di ieri, povera ma ottimista, sopravvissuta a due feroci guerre mondiali e al ventennio fascista, all’Italia di oggi, ricca ma pessimista, che si piange addosso. Siamo cittadini solidali divenuti menefreghisti in uno Stato che era rigoroso e che è diventato flaccido? È la domanda a cui cerca di rispondere questo libro di Matteo Grossi,&#8230;&#160;<a href="https://matteogrossi.eu/cercasi-stato-disperatamente-male-edizioni/" rel="bookmark"><span class="screen-reader-text">Cercasi Stato disperatamente &#8211; Male Edizioni</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Dall’Italia di ieri, povera ma ottimista, sopravvissuta a due feroci guerre mondiali e al ventennio fascista, all’Italia di oggi, ricca ma pessimista, che si piange addosso. Siamo cittadini solidali divenuti menefreghisti in uno Stato che era rigoroso e che è diventato flaccido? È la domanda a cui cerca di rispondere questo libro di Matteo Grossi, un viaggio alla ricerca dello Stato efficiente che ci manca e dei cittadini esemplari che (in buona parte) non siamo. Un viaggio senza sconti nel fare l’elenco di ciò che non va. Da una politica a portata di bonus e che premia chi non vuol lavorare mentre tartassa chi produce. Dalla crisi della sanità all’inefficienza della burocrazia. Uno Stato che dà la sensazione di aiutare chi può aiutarsi da solo e di ignorare chi si distingue per il merito. Tutte inefficienze che costano. Salate. Anzi, salatissime. “Cercasi Stato disperatamente” non è un libro per scappare, ma per restare. Per restare liberi, sempre. Anche in tempi di guerre.”<br />
Prefazione di Claudio Brachino.</p>
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		<title>Il vaccino della ragione &#8211; Rubbettino Editore</title>
		<link>https://matteogrossi.eu/il-vaccino-della-ragione-rubbettino-editore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2021 09:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Libertà e crescita dopo la pandemia, a cura di Nicola Galati e Lorena Villa Prefazione di Davide Giacalone. Postfazione di Giuseppe Benedetto Il volume raccoglie le riflessioni fatte nel corso di una pandemia che ancora dura, nonché l’intera vicenda dei verbali del Comitato tecnico scientifico, in cui il lettore potrà trovare traccia di come era possibile prevedere quella&#8230;&#160;<a href="https://matteogrossi.eu/il-vaccino-della-ragione-rubbettino-editore/" rel="bookmark"><span class="screen-reader-text">Il vaccino della ragione &#8211; Rubbettino Editore</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://matteogrossi.eu/il-vaccino-della-ragione-rubbettino-editore/">Il vaccino della ragione &#8211; Rubbettino Editore</a> proviene da <a href="https://matteogrossi.eu">matteogrossi.eu</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Libertà e crescita dopo la pandemia, a cura di Nicola Galati e Lorena Villa</p>
<p>Prefazione di Davide Giacalone. Postfazione di Giuseppe Benedetto</p>
<p>Il volume raccoglie le riflessioni fatte nel corso di una pandemia che ancora dura, nonché l’intera vicenda dei verbali del Comitato tecnico scientifico, in cui il lettore potrà trovare traccia di come era possibile prevedere quella che poi sarebbe stata l’inutile polemica sui dati: senza trasparenza delle fonti tutto diventa opaco. Lo scopo del libro è quello di lasciare una testimonianza che risponda alla possibile domanda dei posteri: voi dove eravate quando l’emergenza sanitaria in Italia ha evidenziato drammaticamente la cronica mancanza degli anticorpi forniti dal liberalismo?</p>
<p>collana: Varia, bic: J, 2020, pp 304<br />
Società e scienze sociali, Problemi e processi sociali<br />
ISBN26: 9788849864878</p>
<p><a href="https://www.store.rubbettinoeditore.it/catalogo/il-vaccino-della-ragione/">store.rubbettinoeditore.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://matteogrossi.eu/il-vaccino-della-ragione-rubbettino-editore/">Il vaccino della ragione &#8211; Rubbettino Editore</a> proviene da <a href="https://matteogrossi.eu">matteogrossi.eu</a>.</p>
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		<item>
		<title>Italia &#8211; Rubbettino Editore</title>
		<link>https://matteogrossi.eu/italia-rubbettino-editore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Dec 2020 09:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stato di incoscienza Prefazione di Davide Giacalone Siamo il popolo più invidiato del mondo: santi, poeti e navigatori ma anche ricercatori, inventori e innovatori, per questo dobbiamo tornare responsabili e coscienti promuovendo la capacità e il merito. Questo libro vuole essere un ritorno al passato ma per ricominciare a progettare il domani; è un confronto&#8230;&#160;<a href="https://matteogrossi.eu/italia-rubbettino-editore/" rel="bookmark"><span class="screen-reader-text">Italia &#8211; Rubbettino Editore</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Stato di incoscienza</p>
<p>Prefazione di Davide Giacalone</p>
<p>Siamo il popolo più invidiato del mondo: santi, poeti e navigatori ma anche ricercatori, inventori e innovatori, per questo dobbiamo tornare responsabili e coscienti promuovendo la capacità e il merito. Questo libro vuole essere un ritorno al passato ma per ricominciare a progettare il domani; è un confronto tra una classe dirigente passata che guardava al futuro e l’incapacità dei politicanti di oggi che si lasciano spingere dal vento. Forse dovremmo chiederci, un po’ provocatoriamente, se esista davvero oggi un pensiero politico compiuto; se qualcuno ha qualcosa da dire, anche con modi semplici, si faccia sentire! La politica torni a essere battaglia culturale con in campo politici preparati e umili, giacché gli elettori, ieri come oggi, devono solo essere convinti: ma sulla base della serietà e accortezza di una proposta politica…</p>
<p>collana: Varia, bic: J, 2020, pp 112<br />
Società e scienze sociali, Problemi e processi sociali<br />
ISBN: 9788849864953</p>
<p><a href="https://www.store.rubbettinoeditore.it/catalogo/italia/">store.rubbettinoeditore.it</a></p>
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